Il pres. Bianchini tra obiettivi e realtà: un sogno chiamato Volley Team Monterotondo

giancarlo bianchini presidente

Il presidente ci racconta la sua passione per la pallavolo, le motivazioni che l’hanno spinto a credere nel progetto della Volley Team Monterotondo. E poi ancora, cosa significa essere parte integrante di questa società, reputarla come un bene di tutti, e quali sogni stanno dietro i progetti che hanno l’obiettivo di far diventare questa società il riferimento sul territorio di Roma Nord.

Giancarlo Bianchini è nato a Zavia (Libia) il 1 agosto 1961, sposato con Lucia e padre di tre figli, da agosto del 2014 è tra i soci fondatori della Volley Team Monterotondo e ne è stato nominato presidente.

Presidente, definisca con una parola o un concetto cosa significa per lei la Volley Team Monterotondo…

“Sociale. Noi vogliamo un gruppo di persone che fa sport in società, inserite in un contesto più ampio di quello del proprio orticello. Naturalmente avendo scelto un indirizzo maggiore verso il settore giovanile, il nostro lavoro è proiettato al futuro. I ragazzi e le ragazze di oggi, gli adolescenti di oggi, saranno gli uomini e le donne di domani e noi vogliamo che la pallavolo e lo sport li aiuti a crescere anche in questo, non solo come giocatori. Ma soprattutto come persone, come cittadini, come membri della società di domani.”

Qual è la motivazione più grande che l’ha spinta a credere in questo progetto?

“Beh la scintilla diciamo che è stata casuale. Ci siamo ritrovati senza una società e forse la motivazione più grande è stata il non voler lasciare un discorso a metà, aver pensato non tanto ai nuovi iscritti, quanto ai ragazzi che erano con noi fin da piccolini, qualcuno da quando aveva 8-9 anni e adesso ne ha 15-16. Lasciarli senza attività sportiva sarebbe stata una delusione, non ce lo saremmo mai perdonati. Ho creduto in questo progetto soprattutto grazie a loro.”

Come è nato l’amore per questo sport?

“La pallavolo io l’ho scoperta intorno ai 13-14 anni, da studente. Poi ho avuto la fortuna di vedere delle gare pre-olimpiche del 1980, con Zlatanov padre per intenderci… e atleti di questo calibro. Poi da lì mi sono interessato a questo mondo. Diciamo sempre di più da un punto di vista organizzativo, di aiuto dirigenziale, agli allenatori più che da giocatore. In campo qualcosa ho fatto, ma lo ammetto, non sono mai stato un gran che.”

Parliamo ancora della Volley Team Monterotondo: obiettivi stagionali e a lungo termine?

“Quelli stagionali competono ai tecnici e io ho troppo rispetto per loro per metterci bocca. Certo, noi partecipiamo a più di 10 campionati con tutte le nostre squadre, dai piccolini dell’under12 fino alla squadra senior, ed è normale che arrivare alle fasi finali (soprattutto nelle categorie giovanili più importanti) potrebbe essere interessante. Poi se ci scappasse anche la promozione in prima divisione della squadra che ora gioca in seconda, perché no… L’obiettivo a medio termine io l’ho già detto ai nostri tesserati e alle loro famiglie quando ci siamo incontrati: vorrei una società che diventi una struttura di riferimento della pallavolo nella sabina romana (nord di Roma) per quanto riguarda il settore giovanile. Quando dico «di riferimento» non voglio che venga inteso come «la società che vince tutto». No, intendo la società che da un modello di organizzazione, di struttura, di squadre, di atleti. L’idea, se mi permettete il paragone calcistico, sarebbe quella di fondere quella che è la cantera del Barcellona con lo spirito dell’Atletic Bilbao. Mi spiego meglio per i non addetti ai lavori: da una parte un forte settore giovanile (la cantera appunto) e dall’altra una forte identità territoriale, un senso d’appartenenza unico, tipico dei baschi. Mi piacerebbe che tutti i bambini e i ragazzi che vogliono giocare a pallavolo nell’area della sabina romana venissero attratti da questo modello. Giocare per una società che gli offre strutture, modo di giocare, ma anche una linea di condotta, di comportamento, un codice etico (che noi abbiamo e a cui tengo molto) e fornire un modello, ecco. Che poi possa essere anche vincente in termini di risultati sportivi ben venga. Una filosofia direi, che curi prima la persona e poi l’atleta. Il sentirsi parte di qualcosa di più di una semplice società sportiva.”

C’è un progetto che ha in mente e che le sta a cuore, ce ne potrebbe parlare?

“In Italia, nell’età scolare, dai 6 ai 18 anni, il legame tra bambini e ragazzi che si crea nell’ambito della scuola, a volte non viene veicolato in una attività ludico-sportiva. L’idea è questa: creare un gruppo sportivo e dare ai ragazzi l’opportunità di giocare, e quindi di competere, insieme ai compagni di classe, in una squadra che porta il nome della scuola. Coniugare quindi l’impegno nello studio e il profitto scolastico con l’impegno nello sport e il profitto nello sport. Perché solo da noi si sentono ancora professori dire «meglio studiare che andare a fare sport». No, lo studio è sicuramente un dovere per un ragazzo, ma si potrebbe studiare bene, averne profitto ed impegnarsi anche nello sport. Naturalmente poi se si riuscisse poi a tirar fuori in questa selezione il campione o il ragazzo che semplicemente si appassiona a tal punto da venire a praticare la pallavolo, noi saremmo pronti ad accoglierlo. Il campione o il fenomeno può nascere in qualsiasi modo, è casuale. E’ normale però che se alla base c’è una istituzione come la scuola, e una società di riferimento come la Volley Team Monterotondo, che ti permette di partecipare già a campionati federali e cura tecnicamente il progetto, a quel punto si può creare veramente un circuito virtuoso in cui i ragazzi studiano e fanno anche sport a livello agonistico.”

La soddisfazione più bella nel mondo della pallavolo?

“Beh ti direi un momento in particolare… la prima partita di questa società, che è stata una partita di Under15, in assoluto il nostro esordio come Volley Team Monterotondo. Abbiamo anche perso tra l’altro, ma non era importante il risultato. La grande gioia è stata vedere la grande partecipazione di tutti a quello che per noi era un vero e proprio evento, ma soprattutto vedere che a distanza solamente di un paio di mesi dalla fondazione di questa società giocavamo un campionato. Abbiamo visto realizzarsi il sogno, far giocare dei ragazzi con le nostre magliette, con il logo della società e con il nostro nome sul referto. Ripeto, siamo partiti dal nulla, il 29 di agosto, e ci siamo ritrovati ai primi di ottobre a giocare una partita ufficiale. E poi la risposta delle famiglie e dei ragazzi… un entusiasmo che ci ha regalato bellissime sensazioni.”

Ragionando ancora proiettati al futuro, qual è l’eredità migliore da lasciare come presidente di questa società?

“Questa non è una società creata da un mecenate, che ci ha messo i soldi e la reputa una sua proprietà personale. Questa è una società pensata innanzitutto per rimanere e operare in questa zona, facendo giocare i nostri ragazzi, i ragazzi della nostra terra e soprattutto dargli continuità. E questo è il punto su cui mi piacerebbe insistere: la continuità. Alla festa di Natale, dove c’era tantissima gente ho detto alle famiglie e ai ragazzi che il mio sogno era quello di vedere un giorno, lì tra loro, magari proprio tra i più piccoli, il prossimo presidente di questa società. Magari perché no, ragazzi che cominciano con noi a 6 anni, poi a 20 vanno a giocare in Serie A, poi magari diventano allenatori, dirigenti. O non solo, anche chi magari smette per studiare, per il lavoro, perché non ha più voglia, ma poi riscopre la passione. Ecco, che siano poi dei campioni o diventino semplicemente degli appassionati con un passato qui da noi, mi piacerebbe vederli qui, su questa scrivania al mio posto. Perché vorrebbe dire per loro tornare dove sono nati e cresciuti sportivamente parlando, perché vorrebbe dire che abbiamo operato bene oggi, che lasciamo loro un segno tangibile, talmente importante nella loro vita da dire: «questi hanno fatto tanto per me, e c’è chi s’è messo a fare il presidente o il dirigente senza che io glielo chiedessi. Ecco, ora vorrei fare anche io altrettanto per tutti i bambini e i ragazzi che hanno la passione per il volley». Sarebbe un segnale di continuità straordinario. E magari ricordandosi di me dirà ai futuri bambini: «mi piacerebbe che tra 20-30 anni qui tra voi ci sia il prossimo presidente di questa società». E’ l’idea della staffetta: uno parte, fa 100 metri, lascia la staffetta, parte il secondo, poi il terzo e così via. Il quarto non lo vede il primo, però la staffetta arriva e non cade il testimone. Sarebbe il regalo migliore per me.”

La pallavolo è un movimento in crescita, ma ci sono tante opportunità di fare sport per un bambino. Tra calcio, basket, atletica e tanto altro. Secondo lei, meglio la pallavolo perché…?

“Tutti gli sport di squadra hanno dei significati particolari, delle peculiarità. La pallavolo in più ha una filosofia che è quella che ti dice che tu puoi essere il miglior giocatore al mondo, il più bravo in assoluto, ma devi assolutamente fidarti di un’altra persona. Perché la regola vuole che la palla debba essere toccata massimo 3 volte, ma non consecutivamente dallo stesso giocatore. Per cui tu puoi fare il primo tocco, ma il secondo deve farlo un altro per forza. E tu puoi fare il terzo tocco, ma la palla deve dartela qualcun altro. Per cui ci deve essere una assoluta fiducia nell’altro. Nel calcio o nel basket ad esempio, se c’è il fenomeno che fa coast to coast, può far da solo, può risolvere la partita con una sua personale giocata. Il famoso gol di Maradona è un esempio. E poi ancora, a differenza di tutti gli altri sport, l’assenza del contatto fisico ti impone di scaricare la tensione in maniera diversa. Direi quasi di dilatarla, invece di concentrarla in un gesto. In questo sport giocare con la carica nervosa non fa bene, quindi la difficoltà maggiore è riuscire a gestire mentalmente la tensione, che non può essere scaricata in un contatto, in un tackle, in una stoppata. Infatti, e questo lo puoi chiedere a molti dei nostri ragazzi, in genere all’inizio dei campionati quando gli atleti ci chiedono chi sono gli avversari nel torneo, come giocheranno, da che risultati arrivano etc. io rispondo sempre che l’avversario più forte e tenace e che gli darà più fastidio è quello che indossa le loro scarpe e sta dentro la loro maglietta e i loro pantaloncini. In due parole «loro stessi». Questa è e rimane la sfida più interessante e affascinante di questo sport.”

Ufficio Stampa Volley Team Monterotondo

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